
E’ toscana una delle tre case history con cui, nell’iconica cornice del Monastero di Camaldoli, oggi, ha preso il via la campagna di sensibilizzazione promossa da ANBI (Associazione Nazionale Consorzi di Bonifica e Irrigazione) a livello nazionale per riportare al centro dell’agenda politica e istituzionale le aree marginali e le aree interne, a cominciare da quelle montane, le più fragili e delicate.
Un incontro importante per mettere a fuoco criticità e soluzioni per affrontare le nuove sfide climatiche che, purtroppo, continuano a minacciare tutta la penisola.
In Italia, oltre 13 milioni di persone, circa il 22,7 per cento della popolazione, vivono nelle aree interne. Di queste, 9 milioni, 14.7 per cento, degli abitanti risiedono in aree montane. Pochi numeri bastano per rendere evidente la necessità di accendere i riflettori sulla sicurezza idraulica e la rivitalizzazione di zone da cui dipende anche il destino e il futuro del fondovalle.
I Consorzi di Bonifica giocano un ruolo strategico che deve essere però supportato da politiche adeguate per mantenere il presidio dell’uomo nelle terre alte.
E’ il messaggio forte e condiviso emerso dai relatori convegno la Montagna in prima linea: gestione conservazione e sfide climatiche, organizzato da ANBI in collaborazione con il Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno, ANBI Toscana e ANBI Emilia Romagna, iniziato proprio con il racconto delle esperienze di tre Consorzi di Bonifica.
“Le esperienze presentate – ha detto il Direttore Generale di ANBI Massimo Gargano – concludendo i lavori – raccontano le strategie alla base degli interventi dei Consorzi di Bonifica e Irrigazione, per mantenere il presidio nei territori alti, concorrendo non solo alla salvaguardia idrogeologica ma anche alla promozione dell’economia locale. L’iniziativa odierna apre un percorso che abbiamo voluto fortemente perché è da questi territori che passa la sicurezza del Paese”.
“Investire nelle terre alte significa proteggere l’intero territorio fondovalle compreso. E’ qui che si gioca una partita fondamentale per la mitigazione del rischio idraulico e per l’equilibrio del paesaggio e dell’ambiente. Difendere la montagna significa difendere e sostenere le comunità locali resilienti. In questi giorni abbiamo voluto raccogliere e valorizzare le loro voci, proprio per rilanciare il valore di chi resta. Come Andrea e Alessandro, due giovani innamorati della loro terra, che hanno recuperato un antico mulino e si dedicano all’allevamento, alla ricerca genetica delle specie ittiche locali, alla divulgazione ambientale e alla difesa dell’ecosistema montano. O come Settimio e i suoi tre figli, agricoltori e operatori forestali, che portano avanti la tradizione familiare e collaborano con il Consorzio di Bonifica nella manutenzione dei corsi d’acqua”, ha raccontato la Presidente del Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno Serena Stefani, passando la parola al panel dei tecnici.
Il primo panel, incentrato sugli approcci tecnici e scientifici, prevede, tra gli altri, l’intervento della Presidente del Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno Serena Stefani; di Andrea Gennai, Direttore Parco Nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna; di Federico Preti, docente Università degli Studi di Firenze che in Casentino ha progettato alcuni preziosi interventi di ingegneria naturalistica.
Il secondo panel si concentrerà sulle politiche e sulla governance delle aree interne con il contributo del Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, dell’assessore al bilancio e alla montagna della Regione Emilia Romagna Davide Baruffi; il Segretario dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale Gaia Checcucci; Luca Santini, Presidente di Federparchi.